Un anno di gesti

31 dic 2025

Quando l’anno volge al termine, molti ripercorrono i dodici mesi trascorsi attraverso fotografie, traguardi e ricordi. Io ho scelto di guardarmi indietro attraverso i gesti.

Nel corso della storia della cultura italiana, nei secoli, da Pulcinella a Pirandello, dalle discussioni animate per strada alle arie dell’opera, emerge una disposizione profonda a esprimersi con le mani: le spalle che si alzano in segno di resa; le mani giunte in preghiera, a chiedere il coraggio di andare avanti. È il linguaggio visivo dell’emozione umana, carico di significati precisi. Col tempo, questi gesti semplici e quotidiani sono diventati una vera e propria forma d’arte.

Questa serie di disegni raccoglie alcuni dei gesti che ho imparato a conoscere durante il mio tempo trascorso a Firenze. Espressioni italiane di una sola parola, accompagnate da disegni a linea, che colgono con ironia il teatro della vita pubblica e privata, raccontando al tempo stesso le gioie e le tensioni delle relazioni quotidiane.

Parlare con i gesti è una forma creativa di espressione che arricchisce e approfondisce la comprensione di chi ascolta. È anche una lente attraverso cui interpretare e apprezzare la cultura italiana. Esprimendo le emozioni con i gesti, oltre che con le parole, gli italiani trasmettono la vitalità del linguaggio umano – una ricchezza che forse abbiamo smarrito in un mondo dominato dalla comunicazione digitale.

Ecco dunque il mio “anno di gesti”: non un bilancio di fine anno tradizionale, ma un’antropologia visiva dello spirito italiano e della connessione umana.
Un anno di alti e bassi.
Un anno di “Ehhh…”.
Di “Senti…” quando avevamo bisogno di essere ascoltati.
Di “Ferma!” quando era necessario fermarsi.
Di “Buonissimo!” quando qualcuno ha fatto centro.

E soprattutto, un anno di “Piano…” – il più gentile dei promemoria a procedere lentamente.