Perché la Chiesa può sembrare lenta e come le realtà senza tempo trovano espressione in un mondo che cambia.
Anni fa, durante i miei studi di teologia, sentivo spesso contrapporre il mondo moderno alla Chiesa. Il mondo moderno veniva descritto come dinamico, in continuo cambiamento, mentre la Chiesa appariva più lenta, più prudente e rispondeva nell’arco di decenni o perfino di secoli.
Ma forse questa differenza non è semplicemente una questione di ritmo.
È vero che il mondo moderno cambia continuamente: evolve, reagisce e si trasforma alla luce di nuove informazioni. La Chiesa, invece, è chiamata a custodire verità immutabili, che esistono al di fuori del tempo.
Perciò la Chiesa non si limita a «muoversi più lentamente»: cerca (almeno idealmente) di rimanere fedele a qualcosa che non si muove affatto. Si trova così in una posizione singolare: afferma qualcosa di immutabile, ma deve esprimerlo e comprenderlo attraverso la storia. È per questo che sembra lenta. Non perché sia semplicemente rimasta indietro, ma perché cerca continuamente di rispondere a una domanda:
Come si può esprimere qualcosa di senza tempo… nel tempo? *
È un compito molto più difficile che limitarsi a «stare al passo».
Nota: *Questa domanda va oltre la Chiesa stessa. Che io rifletta sulla pace, sulla cultura italiana, sull’aggiornamento, sul Concilio Vaticano II o sui mondi di Marcovaldo e del M. Hulot, mi sorprendo a tornare sempre alla stessa domanda di fondo: come trovano espressione le realtà senza tempo – la pace, la bellezza, la verità e la tradizione – in un mondo che cambia senza perdere la loro essenza?
Commenti (4)
A Roberto: Verissimo!!
C’è una distinzione che i filosofi fanno a volte tra ciò che una cosa è e il modo in cui si manifesta. Mi sembra che tu sia interessata soprattutto a questa seconda domanda. Più che: “Che cos’è la bellezza?”, ti domandi: “Come si lascia intravedere la bellezza nella vita di tutti i giorni?” Più che: “Che cos’è la tradizione?”, ti chiedi: “Come fa la tradizione a rimanere viva in un mondo che cambia?” Parti dal presupposto che queste realtà ci siano e ti interessa capire come si lasciano incontrare. Forse è anche per questo che i tuoi testi partono quasi sempre da scene molto semplici, invece che da idee astratte: un uomo seduto con il suo gatto, qualcuno che attraversa Firenze in bicicletta, una conversazione al caffè. Non sono soltanto belle scene; sono luoghi in cui qualcosa di più profondo diventa, anche solo per un attimo, percepibile. Mi sembra che anche The Garden faccia proprio questo. L’animazione non cerca di definire la pace; crea piuttosto le condizioni perché chi guarda possa intravederla.
Naturalmente, la lentezza della Chiesa ha anche cause pratiche e istituzionali: è una realtà globale, complessa, con strutture amministrative articolate. Quello che mi è piaciuto del tuo testo è che non pretende di spiegare tutte le ragioni della lentezza della Chiesa. Piuttosto, suggerisce che può esistere una ragione più profonda, che rischia di passare inosservata se la lentezza viene attribuita soltanto all’inefficienza o al conservatorismo.
So true!! I never thought about it like this💭💗