La Chiesa e il mondo moderno

28 giu 2026

Perché la Chiesa può sembrare lenta e come le realtà durature trovano espressione in un mondo che cambia.  



Anni fa, durante i miei studi di teologia, sentivo spesso contrapporre il mondo moderno alla Chiesa. Il mondo moderno veniva descritto come dinamico, in continuo cambiamento, mentre la Chiesa appariva più lenta, più prudente e rispondeva nell’arco di decenni o perfino di secoli.

Ma forse questa differenza non è semplicemente una questione di ritmo.

È vero che il mondo moderno cambia continuamente: evolve, reagisce e si trasforma alla luce di nuove informazioni. La Chiesa, invece, è chiamata a custodire verità immutabili, che esistono al di fuori del tempo.

Perciò la Chiesa non si limita a «muoversi più lentamente»: cerca (almeno idealmente) di rimanere fedele a qualcosa che non si muove affatto. Si trova così in una posizione singolare: afferma qualcosa di immutabile, ma deve esprimerlo e comprenderlo attraverso la storia. È per questo che sembra lenta. Non perché sia semplicemente rimasta indietro, ma perché cerca continuamente di rispondere a una domanda:

Come si può esprimere qualcosa di senza tempo… nel tempo? *


È un compito molto più difficile che limitarsi a «stare al passo».


Nota
: *
Questa domanda va oltre la Chiesa stessa. Che io rifletta sulla pace, sulla cultura italiana, sull’aggiornamento, sul Concilio Vaticano II o sui mondi di Marcovaldo e del signor Hulot, mi sorprendo a tornare sempre alla stessa domanda di fondo: come trovano espressione le realtà durature – la pace, la bellezza, la verità e la tradizione – in un mondo che cambia senza perdere la loro essenza?

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