Aggiornamento in Italo Calvino e Jacques Tati

19 feb 2025

Citazione consigliata

Miatello, Claudia. “Aggiornamento in Italo Calvino e Jacques Tati” Bibliosofia e Arte , Che vita straordinaria. Toronto, ON: Claudia Miatello, 2025. https://whatanextraordinarylife.com/blogs/bibliosofia-arte/aggiornamento-in-calvino-and-tati/<numero paragrafo>

 

[1] Nel 1962, quando papa Giovanni XXIII usò il termine aggiornamento durante il Concilio Vaticano II per descrivere il tipo di rinnovamento necessario nella Chiesa cattolica romana, non intendeva semplicemente dire che la Chiesa dovesse adattarsi alla modernità. Utilizzando quel termine, auspicava un aggiornamento che fosse in continuità con la tradizione, non una sua negazione.

[2] Il termine aggiornamento è profondamente legato alla mentalità italiana e, proprio per questo, non è facilmente traducibile in inglese con una sola parola. Deriva dal verbo aggiornare, che letteralmente significa “rendere attuale”, “portare al passo coi tempi”. Tuttavia, nella traduzione, questo termine perde la profondità storica e culturale che possiede in italiano. Aggiornare non significa semplicemente buttare via il passato e sostituire l’antico con il nuovo. Piuttosto, significa adattarsi al cambiamento mantenendo intatti i propri valori essenziali, che siano spirituali o umani. Nella cultura italiana, “modernizzare” implica integrare piuttosto che sostituire; creare senza distruggere. La storia è parte integrante dell’identità nazionale italiana e, per questo, l’innovazione non può prescindere dalla continuità col passato, né può permettersi di cancellarlo.

[3] Contemporaneamente alla nascita del Concilio Vaticano II, l’Italia e la Francia degli anni Cinquanta e Sessanta conobbero un periodo straordinario di crescita economica, trasformandosi in economie industrializzate dopo la Seconda guerra mondiale. In quegli anni, lo scrittore Italo Calvino e il regista Jacques Tati scrivevano opere – letterarie e cinematografiche – che affrontavano anch’esse il tema dell’adattamento dell’essere umano alla modernità, ovvero del suo aggiornamento.

[4] Nel 1962, Calvino pubblica una serie di racconti intitolata Marcovaldo. Il protagonista è un sognatore della classe operaia, in una città industriale del nord Italia, che cerca di conciliare la propria visione tradizionale del mondo con le trasformazioni della vita moderna. In Francia, Jacques Tati realizza film come Les vacances de Monsieur Hulot (1953), Mon oncle (1958) e Playtime (1967), dove appare il personaggio di Monsieur Hulot, che, proprio come Marcovaldo, si muove in aperto contrasto con una città ultramoderna e iperfunzionale.

[5] Il tema dell’aggiornamento attraversa le opere di entrambi gli autori, ma in modi opposti. Mentre Marcovaldo cerca di mantenere vivi i propri valori semplici nel mondo moderno, Hulot non cerca affatto di adattarsi. In entrambi i casi, però, l’aggiornamento sembra così difficile da realizzare da diventare praticamente impossibile.

Marcovaldo: un unomo in contrasto con la modernità

[6] Marcovaldo è un sognatore legato al proprio mondo d’origine, ma presto scopre che le regole della città non sono le stesse dei piccoli centri rurali. Ogni suo tentativo di integrare le abitudini tradizionali nella realtà moderna è destinato a fallire.

[7] Nella prefazione di Marcovaldo, Italo Calvino spiega che i primi racconti della serie furono scritti nei primi anni Cinquanta e sono ambientati in un’Italia ancora molto povera, quella dei film neorealisti. Rappresentare la vita in chiave neorealista significava mostrare le disuguaglianze sociali e le difficili condizioni della classe lavoratrice nel dopoguerra. In un mondo in rapido cambiamento, l’aggiornamento non era una scelta, ma una necessità. La vita procedeva in una certa direzione e bisognava seguirla, o esserne esclusi. Nel racconto La villeggiatura in panchina, Marcovaldo sogna di dormire sotto le stelle ma viene disturbato da semafori, saldatori e infine da un impianto di irrigazione che lo inzuppa. In Funghi in città, raccoglie con entusiasmo dei funghi in un parco urbano, per poi avvelenare accidentalmente sé stesso e la propria famiglia. Marcovaldo cerca di vivere in modo significativo nel mondo moderno, ma la modernità non gli lascia spazio per un aggiornamento alla sua misura. È vero che si aggrappa ostinatamente a uno stile di vita del passato, ma il suo fallimento non è solo colpa sua: è anche colpa di un mondo moderno che non riconosce il valore umano delle persone come lui.

[8] Negli ultimi racconti del libro, scritti “a partire dalla metà degli anni Sessanta, quando fioriva l’illusione del boom economico”, la modernità continua a non fare spazio a Marcovaldo. Nel racconto Marcovaldo al supermercato, la sua famiglia si reca al supermercato per osservare gli altri fare la spesa, non avendo soldi propri. Riempiono i carrelli per gioco e, trovandosi improvvisamente davanti alla cassa, cercano di restituire tutto attraversando un buco nel muro, camminando su un’asse di legno e finendo col rovesciare i prodotti nella benna di una gru da cantiere. Ingannato dall’illusione dell’abbondanza, Marcovaldo si lascia trasportare dall’idea del consumo, ma la realtà moderna – sempre più sterile e disumanizzante – non prevede un posto per i poveri. Il supermercato non lo accoglie: al contrario, lo costringe a “camminare sulla tavola” (walk the plank), come in una condanna. In modo ironico e crudele, la gru inghiotte il cibo che avrebbe potuto sfamare la sua famiglia.

[9] Marcovaldo cerca goffamente di orientarsi in una realtà industrializzata che schiaccia i suoi sogni romantici. Nella modernità, per lui non c’è posto: resta ai margini, a osservare da fuori.

Monsieur Hulot: ignaro della modernità

[10] Il personaggio cinematografico di Monsieur Hulot, creato da Jacques Tati, è simile a Marcovaldo in quanto vive anch’egli in un mondo in costante modernizzazione. Tuttavia, a differenza di Marcovaldo – che almeno riconosce la modernità e cerca, seppur invano, di farne parte – Hulot si muove nel mondo moderno come se non esistesse. Nel film Mon oncle, Hulot visita la casa ultramoderna dei suoi parenti, ma le regole della cucina meccanizzata e la funzione della fontana a forma di pesce gli sfuggono completamente. Non cerca nemmeno di capirle, perché per lui quell’ambiente non ha alcun significato. Ed è proprio qui che nasce l’umorismo: l’aggiornamento non è nemmeno una possibilità. Hulot non si scontra con la modernità, né la rifiuta: semplicemente, per lui non ha importanza. È uno sfondo neutro attraverso cui si muove con leggerezza e curiosità. In Les vacances de Monsieur Hulot, una ruota di scorta coperta di foglie viene scambiata per una corona funebre, e Hulot finisce per unirsi per errore al corteo, con bonaria indifferenza. Non cerca l’efficienza, né il progresso: al contrario, trova piccoli momenti di spontaneità e connessione umana. Anche se non stabilisce legami profondi e il suo calore non è sempre ricambiato, rimane sereno e imperturbabile.

[11] Hulot è in netto contrasto con il mondo moderno, mettendone in luce l’assurdità, l’ossessione per l’automazione e l’espansione. Per lui, una modernità priva di centralità umana è incomprensibile quanto gli annunci all’altoparlante della stazione nel primo minuto di Les vacances de Monsieur Hulot.

Due tentativi falliti di aggiornamento

[12] Se aggiornamento significa mettere in dialogo l’essenza del passato con il presente, né Marcovaldo né Hulot riescono davvero a realizzarlo – ma per ragioni diverse. Marcovaldo cerca un posto nel mondo moderno che risponda ai suoi bisogni, ma quel posto non esiste. Il mondo moderno rifiuta i suoi tentativi di renderlo più umano, lasciandolo alienato. Il suo fallimento non è solo personale, ma anche tragico, in perfetta coerenza con l’eredità del neorealismo italiano.

[13] Hulot, invece, è colui che non si adatta: non perché rifiuti consapevolmente il mondo moderno, ma perché vive come se non esistesse. A differenza di Marcovaldo, non soffre per la sua estraneità: semplicemente, non la percepisce. Il comico nasce proprio dalla reazione del mondo moderno di fronte alla sua innocente indifferenza.

Un nuovo tipo di personaggio: l'aggiornamento accidentale

[14] Se né Marcovaldo né Hulot riescono ad aggiornarsi, chi potrebbe farcela? Forse un terzo tipo di personaggio, che unisca i migliori tratti di entrambi: come Marcovaldo, prova ad adattarsi al mondo moderno; ma come Hulot, lo fa con innocente leggerezza. Il suo successo nell’aggiornamento? Solo per puro caso! Potrà sembrare assurdo, ma non lo è affatto.

[15] Inserire un elemento di fortuna nella narrazione dell’aggiornamento funziona per vari motivi. Primo, l’aggiornamento è per sua natura difficile da realizzare. Introdurre la casualità nella trama mostra quanto sia arduo conciliare tradizione e modernità. Lo vediamo nell’omologazione culturale: molte città internazionali diventano indistinguibili tra loro, mentre marchi globali rimpiazzano le botteghe artigiane in tutta Europa.

[16] Secondo, la fortuna rende il personaggio più umano, più realistico. Nella vita reale, non abbiamo il pieno controllo degli esiti: accettare il ruolo del caso è verosimile e persino rassicurante.

[17] Terzo, le svolte fortunate generano comicità. L’umorismo nasce spesso dall’imprevisto e, quando le cose vanno diversamente da quanto logico, ci ricordano che la vita può essere ironica e, talvolta, va presa meno sul serio.

[18] Infine, questa “fortuna” non è nemmeno in contraddizione con la visione dell’aggiornamento del Concilio Vaticano II: ciò che chiamiamo caso può anche essere letto come provvidenza, “disegno di Dio” o sapienza che compone tutte le cose, come scrive la Gaudium et spes (Gaudium et spes 57).

Conclusione

[19] Sia Marcovaldo che Hulot si confrontano con il tema dell’aggiornamento nel XX secolo, ma nessuno dei due lo raggiunge pienamente: Marcovaldo non trova spazio per la sua visione del mondo, mentre Hulot non riconosce affatto la modernità. Oggi ci troviamo di fronte a sfide simili nel mondo digitale, ma quale epoca della storia non ha dovuto rinnovarsi? Come spiega la Gaudium et spes, l’essere umano ha sempre vissuto tra momenti di stabilità e fasi di evoluzione (Gaudium et spes 5).

[20] Forse l’aggiornamento non consiste nel risolvere la tensione tra vecchio e nuovo, ma nell’accettarla. Né Marcovaldo né Hulot riescono ad accettare questa tensione. Forse proprio l’accettazione è la chiave per comprendere l’idea italiana di aggiornamento: abbracciare l’efficienza e il progresso, senza lasciare che la tensione tra tradizione e modernità cancelli la nostra spontaneità, il nostro umorismo e tutte quelle qualità ineffabili che rendono la vita degna di essere vissuta.

 

Opere Citate

Calvino, Italo. Marcovaldo ovvero Le stagioni in città. Mondadori, 2023.

Gaudium et spes. Costituzione pastorale sulla Chiesa nel mondo contemporaneo, Concilio Vaticano II, 7 dic. 1965. Vatican.va, Santa Sede, https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html. 

 

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Alessandra

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