La Creatività come antidoto allo snobismo cronologico

8 feb 2026

“La gente pensa che, siccome il pane è fresco, debba essere per forza migliore di quello di ieri. Ma a volte, è proprio il pane di ieri quello che serve per una buona ribollita.”
Fioravante

(La ribollita è una zuppa toscana fatta con pane raffermo e verdure avanzate.)

 

Perché cadiamo così facilmente sotto il fascino del nuovo? Cosa ci rende tanto inclini a scartare il vecchio come qualcosa di obsoleto, e le idee di ieri come avanzi da buttare? C.S. Lewis chiamava questa inclinazione “snobismo cronologico”. Nel suo Surprised by Joy (1955), la descrive come la tendenza a giudicare noi stessi intellettualmente superiori a tutto ciò che è ormai superato e screditato (Lewis, p. 254).

Prima di scartare un’idea del passato, però, Lewis ci invita a porci una domanda fondamentale: Perché è passata di moda?

“È mai stata confutata (e se sì, da chi, dove e quanto definitivamente), oppure è semplicemente svanita come svaniscono le mode? Se si tratta della seconda ipotesi, ciò non ci dice nulla sulla sua verità o falsità. A partire da questa consapevolezza, si arriva a capire che anche la nostra epoca è un periodo storico, e certamente possiede, come tutti i periodi, le sue illusioni caratteristiche. È più probabile che esse si annidino in quegli assunti diffusi che sono così radicati nell’epoca da non osare essere attaccati né ritenersi necessari da difendere” (Lewis, p. 254).

Quali sono, allora, le nostre convinzioni nascoste che silenziosamente distorcono il nostro sguardo sul mondo? Come possiamo imparare a notarle, a interrogarle? Se iniziassimo a guardare il mondo da angolazioni insolite, ci avvicineremmo forse a una verità più profonda?

Forse la creatività è proprio l’antidoto allo snobismo cronologico: ci invita a osservare di traverso, a osservare attraverso un caleidoscopio, con meraviglia e stupore.

Guardare il Mondo di Sbieco: Alcuni Esperimenti

Un modo per cambiare prospettiva è capovolgere la direzione abituale della causalità, scambiando il soggetto con l’oggetto. Invece di chiederci: “In che modo il Concilio Vaticano II ha influenzato la cultura italiana?”, potremmo domandarci: “In che modo la cultura italiana ha influenzato il Concilio Vaticano II?”.

Un semplice ribaltamento può rivelare ciò che è sempre stato lì, ma che raramente abbiamo notato.

Oppure, potremmo trattare ciò che è raro come se fosse l’ordine naturale, e ciò che è normale come una curiosa eccezione. Per esempio:

  • invece di considerare il lavoro da remoto come una forma inferiore rispetto al lavoro d’ufficio, potremmo chiederci se il lavoro da remoto non sia, in realtà, la forma originaria di collaborazione umana (basti pensare agli studiosi medievali che si scambiavano lettere da un capo all’altro d’Europa);
  • invece di vedere l’umanesimo e l’arte nella Firenze rinascimentale come un’anomalia straordinaria, potremmo considerarli il modello naturale della creatività umana – e vedere nell’industrializzazione il vero paradosso;
  • invece di considerare il successo come lo stato «normale» dell’individuo, potremmo studiare se non sia piuttosto il fallimento la condizione consueta, e il successo solo quell’eccezione brillante che attira la nostra attenzione.

Italo Calvino fu maestro nel mettere in discussione gli assunti impliciti, specialmente nei racconti di Marcovaldo, dove ciò che è normale è sempre un po’ assurdo. Marcovaldo non riesce mai ad adattarsi al mondo dei neon e dei supermercati: per lui, la città moderna è un rebus di strutture illogiche. E in Palomar, sono le cose più ordinarie – un’onda del mare, la luna, un filo d’erba, una pantofola – a sembrare soggetti che lo osservano e ne sollecitano l’attenzione, anziché oggetti passivi.

Guardare le cose di sbieco non significa evitarle, ma cercare verità più sottili.

Forse, con uno sguardo inclinato invece che frontale, potremmo scoprire un mondo intero nascosto, in fondo all’armadio – fatto di stranezze, silenzi, dettagli insoliti e meraviglie trascurate. Avvicinandoci alla realtà con creatività, ci apriamo a nuovi punti di vista – e forse, anche a una visione più limpida. A me pare che ne valga la pena, se davvero vogliamo vedere ciò che ci è sempre sfuggito.

Ci sono altri modi creativi che potremmo adottare per guardare il mondo, forse in una luce più autentica?


Opere citate

Traduzione dall’edizione originale in inglese a cura dell’autore di questo sito.
(Fonte originale: Surprised by Joy: The Shape of My Early Life, HarperOne, 1955.)

 

Commenti (3)

Sophie
Roberto
Paola

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Introduzione del regista

Recensione del film

“Delizioso ed elegante: un perfetto connubio naturale-umano-artistico, diciamo un idillio tra storia e natura dove non c’è posto per 'il male di vivere.'"

- Dott. Lino Pertile, Carl A. Pescosolido Professore Emerito di Lingue e Letterature Romanze, Università di Harvard

Sinossi

Un uomo si ferma ai margini di un giardino, dove piccoli momenti ordinari rivelano un mondo incantato e in pace.

Accompagnato dall’Intermezzo della Cavalleria rusticana di Pietro Mascagni, il film diventa ciò che si potrebbe definire un intermezzo esso stesso: una breve pausa, un po’ fuori moda, in un mondo altrimenti frenetico.

Nota della regista

Otium

Durante il Rinascimento, gli umanisti riscoprirono il concetto latino di otium e lo reinterpretarono non come una fuga dalla vita, ma come un altro modo di viverla in modo più pieno. Non significava ozio, almeno non nel senso moderno del non fare nulla in particolare. Significava piuttosto una pausa deliberata: tempo dedicato alla lettura, alla riflessione e alla coltivazione del pensiero.

Allontanarsi dalla costante attività della vita – negotium – non era considerato un sottrarsi ai propri doveri, ma semplicemente un altro modo di adempierli. Coltivando una disposizione interiore pacifica, essi sviluppavano un modo più sereno di abitare il mondo.

Il giardino

L’uomo di questo film vive, forse senza dichiararlo apertamente, in quel ritmo più antico, praticando una forma di otiumin un mondo che ha in gran parte dimenticato questa parola.

Ma la sua trasformazione non nasce dal giardino stesso. Egli è già in pace, e proprio per questo il mondo intorno a lui comincia a rivelarsi in modo diverso. Così, il giardino diventa meno un luogo magico esteriore che un riflesso della sua condizione interiore – quasi uno specchio.

Nel corso dei secoli, viaggiatori alla ricerca dell’Eden lo hanno cercato in luoghi lontani – in Mesopotamia, in India, su isole remote, oltre l’orizzonte. Ma non sono mai riusciti a trovare questo paradiso terrestre – forse perché non è un luogo da trovare, ma un modo di vedere da coltivare.

Questo film non suggerisce che la pace possa essere trovata semplicemente cercando l’Eden o andando in un luogo tranquillo. Piuttosto, suggerisce che quando si è interiormente in pace, il mondo si rivela in modo diverso.

Leggi la riflessione che accompagna il film: Oltre il muro, un giardino

Trailer

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