Jacques Tati, George Gershwin, un violinista e i suoni di un treno
A volte l’ispirazione non nasce da un’idea, ma da un attimo – uno di quelli che sfugge alla maggior parte delle persone, ma non a Jacques Tati e George Gershwin.
Ecco due racconti in prima persona – del regista e del compositore stessi – che mostrano come si possa scoprire un mondo del tutto nuovo, semplicemente ascoltando e guardando le cose in modo diverso.
Jacques Tati e l’arte di notare l’umorismo nelle cose che ci circondano
“Un giorno ero in rue de la Boétie, a Parigi, e stavo passando davanti alla Salle Gaveau.
All’improvviso vedo un musicista che si calca il cappello in testa e si infila la giacca con un gesto secco.
Ha un’aria furibonda. Sotto il braccio stringe il suo violino.
Sbatté la porta.
Mi fermai e pensai: ‘Che scena perfetta!’.
La domanda: ‘Cos’è successo?’
Dopo PlayTime, mi sarebbe piaciuto fare qualcosa con quell’idea: cos’è successo?
È stato fischiato?
Il direttore d’orchestra lo ha cacciato per le troppe note sbagliate?
Ha ricevuto un telegramma improvviso?
Ha visto la moglie con un altro?
Poteva essersi comportato così per qualsiasi motivo.
Ma io ero l’unico che sorrideva.
La gente passava oltre, senza nemmeno notare quel musicista che usciva dalla Salle Gaveau tutto imbronciato per una ragione sconosciuta, ma, senza dubbio, piuttosto buffa.
Eppure, come spettatori, avremmo voluto vedere tutta la scena. Avremmo voluto sapere che il violinista si comportava in modo così enigmatico perché aveva rotto le corde, o si era seduto nel posto sbagliato.
Quindi [notare l’umorismo intorno a noi] è fatto in parte di osservazione, e in parte d’immaginazione.”
– Jacques Tati
George Gershwin e il sentire musica nel quotidiano
Per George Gershwin, l’ispirazione poteva arrivare ovunque – perfino su un treno rumoroso. Spiegò l’origine della sua Rhapsody in Blue al suo biografo, Isaac Goldberg:
“Fu sul treno, con i suoi ritmi metallici, quel suo sferragliare-rimbalzare, così spesso stimolante per un compositore...
Io sento spesso la musica nel cuore stesso del rumore.
E lì, all’improvviso, udii – e quasi vidi su carta – la costruzione completa della Rapsodia, dall’inizio alla fine.
Non mi vennero nuovi temi, ma lavorai sul materiale tematico che già avevo in mente, cercando di concepire il pezzo nella sua totalità.
Lo sentii come una sorta di caleidoscopio musicale dell’America, del nostro immenso crogiolo culturale, della nostra energia unica, dei nostri blues, della follia metropolitana.
Quando arrivai a Boston, avevo già in mente la struttura del pezzo, distinta dalla sua sostanza effettiva.”
– George Gershwin
L’arte di essere pronti
Forse la creatività compie la sua magia quando abbiamo fiducia che il mondo sia già interessante – se solo gli prestiamo attenzione. Non si tratta soltanto di pensare al contrario o trattare ciò che è raro come se fosse naturale. Si tratta piuttosto di creare le condizioni giuste perché l’ispirazione possa arrivare. Significa restare aperti alle meraviglie che ci circondano, e avere fiducia che si riveleranno a chi è pronto ad accoglierle.
Se chiedessi a Fioravante quale sia la natura dell’ispirazione, forse risponderebbe così:
“L’ispirazione è come un uccellino in piazza.
Se ti alzi di scatto per raggiungerla, vola via.
Ma se resti seduto tranquillo al tavolino del tuo caffè, con una briciola di pane nella mano,
forse l’uccellino si avvicina.
Forse – chissà – decide persino di restare un po’.”
Qui, Leonard Bernstein dirige ed esegue Rhapsody in Blue con la New York Philharmonic (il brano che Gershwin immaginò su un treno, ispirato dai suoi ritmi, rumori e movimenti).
Opere citate
Tutte le traduzioni dall’inglese sono a cura dell’autore di questo sito.
“Entretien avec Jacques Tati.” YouTube, 1978, https://www.youtube.com/watch?v=CPwpkYaPwhw. Consultato il 29 gennaio 2026.
Clip da 10:40 a 12:40.
Goldberg, Isaac. George Gershwin: A Study in American Music. New York, F. Unger Pub. Co., 1958.
Commenti (3)
Accostare Tati e Gershwin funziona benissimo: due artisti che, pur diversissimi, hanno in comune l’attenzione al dettaglio invisibile, quel gesto, quel rumore che sfugge al mondo ma accende la scintilla creativa. Hai inserito Fioravante come una figura quasi socratica – silenziosa, ma capace di distillare tutto in un’immagine memorabile. La metafora dell’uccellino è deliziosa e poetica, con il tono giusto – toccante e umana. Mi ha fatto venire in mente una domanda: da dove viene davvero l’ispirazione? Viene da Dio? Dalle cose della terra? O forse viene da Dio attraverso le cose quotidiane – i rumori, i gesti, i dettagli minimi? Forse il divino si muove proprio attraverso i contesti, come suggerisci anche altrove. Forse la rivelazione – spirituale o creativa – nasce dentro una relazione. Non sopra di noi, ma in mezzo a noi.
Jacques Tati often preferred leaving things off-screen in his films, which draws audiences in and fires our imaginations, as with the story of the violinist storming out. He understood that sometimes the most meaningful answers are found in the silences and empty spaces – he made an art of asking “what’s missing?”
Your reflection really highlights how we can’t fully understand fields like religion, anthropology, or art (and by extension creativity / inspiration) from a purely objective, third-person perspective. As your piece both argues and demonstrates, we need first-person accounts - the voices of people inside the experience!