Il Paradiso terrestre

5 apr 2026

Miti, leggende e superstizioni del Medio Evo

- di Arturo Graf

 

Uno dei libri più interessanti che abbia mai letto è Miti, leggende e superstizioni del Medio Evo. Poiché è scritto in italiano e non ne esiste una traduzione in inglese, vorrei condividere alcune riflessioni tratte da questo straordinario libro.

Scritto alla fine del XIX secolo da Arturo Graf, esplora i miti, le leggende e le superstizioni del Medioevo, soffermandosi sull’idea del Paradiso terrestre. Ma invece di concentrarsi sul racconto biblico originario dell’Eden, Graf ripercorre una visione di felicità e innocenza perdute nell’immaginario medievale, attraverso culture diverse.

Il libro si apre con la storia di Adamo ed Eva, nel giardino meraviglioso della Genesi. Questo giardino è ritenuto situato nella parte orientale di una regione chiamata Eden. Ma dov’è l’Eden? Graf mostra come la sua collocazione vari: in Oriente, in Mesopotamia, in India o oltre, separato da noi dall’oceano, nell’emisfero opposto, su un’isola, o forse nemmeno sulla terra. È reale – ma nascosto da qualche parte.

Si pone allora un’altra domanda: com’è l’Eden? Poiché la Scrittura offre così pochi dettagli, è l’immaginazione a intervenire per colmare il racconto. Graf raccoglie leggende che descrivono un luogo di ordine perfetto, bellezza e innocenza, ma anche popolato da giganti, corpi luminosi, esseri strani e vite straordinariamente lunghe. Adamo diventa più che umano, e queste immagini amplificate riflettono ciò che all’umanità manca.

Ma è forse l’ultima domanda la più affascinante: chi può raggiungere questo Paradiso terrestre?

Alcuni vi si avvicinano come santi, attraverso il digiuno, la preghiera, il desiderio e la purezza; altri come avventurieri o conquistatori. Altri ancora sembrano imbattersi quasi per caso, spingendosi troppo lontano nel loro vagare.

E tuttavia è quasi sempre vicino: intravisto, delimitato, custodito o solo parzialmente accessibile. Di continuo i viaggiatori si avvicinano, per poi incontrare un limite: un muro, una porta, una barriera di fuoco, una montagna, un fiume, una nebbia, un drago. Oppure vi entrano per breve tempo e non possono restarvi. Oppure lo vedono soltanto dalla soglia.

Chi può dunque entrare?

Arriva Dante, e non viene respinto. Perché? Perché per Dante il Paradiso terrestre non è un luogo esterno da trovare. Non è perduto oltre il mare, né un’isola nascosta scoperta per caso o vagando. È invece raggiunto attraverso un cammino morale e spirituale – attraverso la purificazione e la trasformazione. L’Eden non è soltanto un luogo meraviglioso da immaginare o da scoprire; è una condizione da ritrovare.

Le ultime righe di Graf sono così toccanti e malinconiche da sembrare la fine di un sogno di civiltà. Per secoli l’umanità ha sognato questo luogo, questo paradiso perduto. Ma quando arriviamo ad Astolfo, e poi a Faust, qualcosa è cambiato. Astolfo è chiamato l’ultimo visitatore del Paradiso terrestre. Dopo di lui viene Faust: ancora curioso, ancora inquieto, ma quando vede la spada fiammeggiante del cherubino, non si ferma – passa oltre.

La porta d’oro e di gemme, sognata da tanti e varcata da così pochi, è ormai, per il mondo moderno, chiusa per sempre.

Il mondo moderno ha smesso di cercare l’Eden, come suggerisce Graf, oppure continuiamo a cercarlo in forme che egli non riconoscerebbe più?

 

Commenti (3)

Audrey
Paola
Roberto

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