In questi giorni che precedono il Natale, sento dentro di me due Italie che convivono. Una ferisce, l’altra salva. Una è fatta di asprezza e incomprensione; l’altra di poesia e grazia. Entrambe sono reali, ma mi tirano in direzioni opposte: una mi respinge, l’altra mi attira a sé.
Italia n. 1
L’Italia che mi ferisce è un’Italia che talvolta alza la voce non per crudeltà, ma per ferite che non sa ancora nominare. Esprime la fatica attraverso la bruschezza, senza sempre riuscire a trasformare il dolore in linguaggio. È l’Italia dei Racconti romani di Alberto Moravia, dove la miseria non è solo economica, ma anche emotiva: un mondo popolato da personaggi che urlano, manipolano, vivono con la diffidenza negli occhi e la frustrazione sulle labbra. È un’Italia che si incontra talvolta anche per strada: la donna a Firenze che, in bicicletta, grida ai turisti di tornarsene a casa. È l’Italia di Totò, il «Principe della risata», che attraverso il cinema fa ridere, ma lascia intravedere anche una vena di disperazione, dove la dignità è spesso barattata per convenienza. È un’Italia più piccola, che talvolta alza la voce nel giudizio invece che nella comprensione; un’Italia che ferisce, anche senza volerlo.
Italia n. 2
E poi c’è l’altra Italia. Quella che mi inspira e che, nel farlo, forse mi salva. È l’Italia di Dante, che ha trasformato la sofferenza in visione. È l’Italia di Italo Calvino, in cui la leggerezza trova il modo di resistere al peso del mondo. È l’Italia di Zia Rina e Zio Vito, che mi hanno accolto nella loro casa e nella loro vita con generosità e calore. È l’Italia di Fioravante, la cui gioia rischiara in silenzio la tristezza che lo circonda. È una cultura che non esilia, ma accoglie; una bellezza che consola.
Questa seconda Italia, silenziosa ma essenziale, è insieme nobile e profondamente umana. Vive in persone premurose come Lino Pertile, che ho conosciuto dapprima attraverso i suoi scritti su Dante, e poi di persona. Attraverso il suo ascolto attento e le sue risposte generose, mi ha accolta in conversazioni profonde. Questa Italia non grida, ma lascia tracce durature.
Tra due Italie
Queste due Italie – di fatica e di grazia – non si annullano a vicenda. Coesistono, come nel viaggio stesso di Dante: la sofferenza insieme alla bellezza, l’esilio insieme al ritorno a casa. Questo è lo spirito di questo tempo, in cui la speranza e la luce possono illuminare il buio e la disperazione. E forse è anche l’obiettivo di tutto l’anno: non cercare di fuggire la tensione tra questi due mondi, ma abitarla con coraggio, e trasformare la sofferenza in arte.
Commenti (4)
Leggendoti ho sentito che quello che racconti è una testimonianza. Con le tue parole cerchi una lingua per dare nome a una ferita, e così una storia personale riesce a parlare a tutti.
C’è un’Italia che ti urla contro in bicicletta… e un’altra che poi ti invita a pranzo. Spesso sono la stessa persona, a distanza di cinque minuti.
It’s interesting because the two Italys need each other – without the harsh and short-tempered Italy, you would never appreciate the warm, generous, convivial one. It’s much like how you can’t appreciate a warm summer until you live through a cold, dark winter.
Grazie davvero per aver condiviso qualcosa di così autentico. È già, in sé, un piccolo atto di trasformazione del dolore in arte ❤️